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Basi scientifiche del progetto


Il tumore al seno è attualmente il tipo di tumore più diffuso al mondo a causa dell'elevato tasso di incidenza che lo caratterizza. Il tumore della mammella rappresenta il 10% dei tutti i nuovi casi di cancro e il 23% delle forme neoplatische nella donna. Globalmente, si stima che siano 4,4 milioni le donne vive oggi a cui è stato diagnosticato un tumore al seno negli ultimi cinque anni. E, nonostante una prognosi sempre migliore, il tumore al seno è la causa più comune di decesso per cancro tra le donne in tutto il mondo con 410.000 decessi ogni anno. Sebbene la prognosi, la sopravvivenza e la percentuale di guarigione siano nettamente migliorate grazie a metodi di diagnosi precoce e a terapie sempre più raffinate, l’incidenza è invece in aumento (numero di nuovi casi). Sembra dunque necessario individuare nuovi strumenti di prevenzione.


I principali fattori di rischio sono: 

  • Sesso femminile
  • Età (oltre il 75% delle donne con tumore al seno ha almeno 50 anni)
  • Familiarità
  • Obesità (specialmente giovanile)
  • Fumo
  • Menarca precoce e menopausa tardiva

 Sulla familiarità è bene chiarire che solo il 5-10% dei tumori al seno è ereditario. In questi casi sono presenti mutazioni che deteriorano le capacità auto-riparative del DNA cellulare. Si tratta in particolare dei geni BRCA1 e BRCA2 che possono essere ereditati sia dalla madre che dal padre. Questi sono geni ad alta penetranza/bassa frequenza , cioè geni che aumentano di molto il rischio di sviluppare un tumore del seno ( 80%) ma che sono rari. In altri casi vi possono essere invece polimorfisimi genomici che riguardano aspetti del metabolismo ormonale. In questo caso si parla di geni a bassa penetranza/alta frequenza, geni cioè che aumentano in maniera meno netta il rischio ma che sono piuttosto frequenti. Questo tipo di predisposizione genomica potrebbe essere alla base di quella percentuale di tumori del seno in cui non si riscontra alcuna familiarità (circa l’85% dei casi che vengono detti sporadici).

La mammografia permette l’individuazione precoce di un notevole numero di casi con una riduzione della mortalità. Tuttavia essa presenta dei limiti tra cui l’elevato numero di falsi positivi e falsi negativi e, come per tutte le metodiche di diagnosi precoci, non permettono un’azione di tipo preventivo ma solo un’anticipazione della diagnosi.

Sul piano molecolare i tumori del seno si suddividono per diversa espressione di recettori. Ad oggi sono stati individuate le seguenti tipologie: 

  1. Tumori che sovraesprimono recettori per gli estrogeni detti ER
  2. Tumori che sovraesprimono recettori per il progesterone detti PR
  3. Tumori che esprimono il recettore detto Human Epidermal growth factor Receptor detti HER2
  4. Tumori triplo negativi, che non esprimono alcun recettore

In circa il 70% dei casi di tumore del seno sono del tipo ER . In questi tumori due meccanismi sembrano essere alla base del processo di cancerogenesi:

  1. Il legame degli estrogeni al recettore ER stimola la proliferazione delle cellule mammaria con aumento della divisione cellulare e della replicazione del DNA che può favorire la trasmissione di mutazioni.
  2. Il metabolismo degli estrogeni produce metaboliti genotossici e proliferativi che variano in concentrazione a seconda del livello di attività individuale dei citocromi epatici.

In entrambi i casi il risultato è l’alterazione del ciclo cellulare e della riparazione del DNA con possibile proliferazione tumorale. I recettori e i recettori estrogenici potrebbero per altro essere coinvolti in altre forme di tumore tra cui la prostata e il colon. 

Queste conoscenze scientifiche permettono non solo di personalizzare la terapia oncologica sulla base delle caratteristiche recettoriali del tumore stesso ma anche di intervenire precocemente, analizzando il metabolismo degli estrogeni ed intervenendo specificatamente per migliorare i processi biochimici e dunque la formazione di metaboliti protettivi. 

Il metabolismo degli estrogeni viene attuato da un complesso di enzimi detti citocromi P450 in particolare a livello epatico. Qui, sulla base dei livelli individuali di attività di tali enzimi, si formano 3 tipologia di metaboliti (figura 1).

  1. 2-Metossiestradiolo formato dai due enzimi CYP 1A1 e COMTche ha effetti anti-proliferativi e anti-tumorali.
  2. 4-metossiestradiolo formato dal citocromo CYP1B1 che si lega e attiva il recettore estrogenico e viene ulteriormente metabolizzato in composti instabili che creano danni a livello del DNA e che hanno quindi un effetto cancerogeno.
  3. 16-idrossiestrone formato dal citocromo CYP 3A4 che ha effetti proliferativi e di stimolazione della crescita di cellule danneggiate.

Il risultato di queste complesse reazioni biochimiche è dosabile attraverso un particolare esame delle urine dal quale si può derivare la caratteristica metabolica della donna molti anni prima che sviluppi qualsiasi sintomo o segno radiologico. Addirittura tale metabolismo può essere studiato già in età precoce instaurando così un diverso grado di attenzione e di monitoraggio negli anni futuri.

Riteniamo che, nel tempo, un’analisi di questo tipo darebbe un contributo determinante nel ridurre l’incidenza di tumori del seno in particolare se inserita in un complesso di indagini specifiche (ecografia, mammografia, RMN).

Ma c’è un altro aspetto di grande importanza. L’espressione e il livello di attività dei citocromi epatici responsabili del metabolismo estrogenico è largamente inducibile attraverso specifici interventi nutrizionali e nutraceutici. Molti dati indicano per esempio come l’indolo 3 carbinolo e il diindolimetano derivati dalle verdure crucifere (broccoli, cavoli, cavoletti) abbiano la capacità di stimolare la produzione di 2-metossiestradiolo con proprietà anti-tumorali. Questo permette di attuare specifiche prescrizioni nutrizionali e nutraceutiche per ottimizzare il metabolismo estrogenico e quindi ridurre il rischio di tumori estrogeno-dipendenti.

 

Finalità e struttura del progetto

Il progetto proposto si prefigge di ridurre l’indicenza di tumori del seno nel Comune di Treviso tramite due tipi di interventi:

  1. Sensibilizzazione della popolazione femminile con ciclo di corsi e conferenze con esperti del settore;
  1. Progetto pilota di ricerca sulla prevenzione del tumore del seno sulla base dello studio del metabolismo estrogenico e sua ottimizzazione con interventi nutrizionali.


Nello specifico il progetto di ricerca sarà strutturato nel seguente modo:

  1. Analisi del metabolismo estrogenico tramite test urinario
  1. Prescrizione di specifici interventi nutrizionali e nutraceutici in chi presenta un metabolismo ormonale sfavorevole
  1. Rivalutazione dopo intervento terapeutico

Ancora da definire la popolazione oggetto di studio e gli ulteriori parametri da valutare oltre al metabolismo estrogenico (per esempio immagine radiografica alla mammografia, 


Potenziali Partner

  1. Università degli Studi di Pisa, Divisione di Ostetricia e Ginecologia
  1. Istituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging s.r.l., Treviso
  1. FlemingLabs, Brescia
  1. Lega Italiana Lotta ai Tumori (LILT)

Informazioni aggiuntive